Tempo di lanci e bilanci, tempo di gratitudine

Vita da freelance: vita di lanci, bilanci e gratitudineGiugno per i freelance è sicuramente un mese importante.
Ormai abbiamo girato la boa di metà anno e inizia la raffica di domande:
Come sta andando? Ci sono stati nuovi contatti?
E il fatturato? È in linea con le previsioni?

Ma non solo, a volte le domande sono più esistenziali: Avrò fatto bene ad aprire Partita Iva e mettermi in proprio? Riuscirò a farcela o finirò indebitata? Avrò fatto la scelta giusta a rifiutare quel lavoro?

Per non parlare del giudizio che arriva come un’accetta tagliente tra scapole e collo quando meno te l’aspetti. Il peggiore: quello delle persone di solito a te più care, che non solo non comprendono certe scelte, ma non fanno che ripetere, manco avessero in mano un rosario da sgranare, “io te l’avevo detto di andare ad insegnare!”

Non so a voi, ma a me da quando ho fatto la scelta di lasciare il lavoro a tempo indeterminato per diventare libera professionista, tocca fare i conti anche con queste  qui. Per cui oggi vi parlo un po’ di me e di come è andata questa prima metà dell’anno, sperando possa essere utile anche a chi vive o ha vissuto esperienze simili.

Cosa è successo fin qui

Quando ho iniziato a pensare a questo post avevo un focus in mente, un focus del tutto professionale. L’articolo voleva toccare temi che sono cari a noi liberi professionisti: bilancio di metà anno, tasse, domandoni del momento, magari con un taglio un po’ personale, come spesso faccio.
Ma poi ho cambiato idea, almeno in parte, e ho capito che avrei desiderato raccontarvi qualcosa di più privato, auspicando di poter portare un’esperienza utile a chi in qualche modo sta vivendo qualcosa di simile.

Il 2019 è iniziato con una parola dell’anno: Costruire.
Una parola a cui sono molto affezionata e che mi fa pensare al lavoro lento, minuzioso e costante di chi ce la mette tutta per arrivare alla mèta.

Il mio Costruire aveva 2 macro obiettivi, uno personale: trovare la nostra Casetta in centro a San Benedetto del Tronto, così che dopo il trasferimento da Bologna non sentissi troppo la differenza; e uno professionale: fare un restyling di logo, payoff, sito e servizi del mio business.

I tempi che mi ero data erano entro Giugno, così da poter dedicare l’altra metà dell’anno a costruire nuove mirabilanti visioni e a godere del bello che ero riuscita a costruire.

Bene!
Dico Bene perché nei tempi prefissati, non solo ho raggiunto entrambi gli obiettivi, ma ho fatto anche di più: 2 formazioni importanti, una finita e una in corso, e una roba da Premio Nobel: calcolare tutte le tasse e la previdenza e mettere da parte i soldi necessari per far fronte all’incubo numero 1 dei freelance: le tasse di luglio. 😉

[A tal proposito, se non lo avete ancora, vi suggerisco di aprire un conto solo per il business in cui versare ogni mese la percentuale di previdenza e tasse da accantonare, così vi togliete il dente, sapete che quei soldi non sono spendibili e non ci pensate più: un ottimo modo, almeno così è stato per me, per fare ordine e pulizia mentale.]

Ma tornando alla storia…

Cosa è successo dopo

Dopo aver raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata, ho percepito un vero e proprio crollo di energie.
Ma come, penserete, dovresti essere felice, gioire e festeggiare… e invece no: 2 settimane di down che aiuto si salvi chi può.
Energie sotto i piedi, poca creatività, autostima crollata, continui paragoni con gli altri, giudizi, ansia, paura di non farcela, angoscia per il futuro.

Ho continuato a fare le mie solite cose, ovviamente, perché il lavoro c’è e i bimbi non evaporano, ma nei momenti in cui potevo, cercavo di fermarmi a riflettere e a capire come mai mi sentissi così svuotata.

La prima settimana l’ho passata ad autocommiserarmi, piangere, lasciarmi trasportare dalle onde del malessere (e non ero manco in premestruale, quindi, è tutto dire!).
La seconda ho capito che dovevo concedermi del tempo di riposo, nel quale ho cercato di fare mente locale e dare spazio alla leggerezza.
Alla terza, la svolta.

Cosa ho capito e cosa ho fatto

Da questa esperienza ho capito 3 cose.

1. La prima è che avevo tirato troppo la corda, sottovalutando la necessità di riposare, staccare e recuperare energie.
Oltre al lavoro per i clienti e le persone che seguo, infatti, c’erano come sempre i bimbi, gli incastri e le incombenze familiari, la relazione di coppia da curare e, ciliegina sulla torta, i vari extra per seguire la casa e il restlyling della mia attività.

Così, con troppa leggerezza, mi ripetevo: “ma sì, dai, che vuoi che sia, tira un po’ per qualche tempo, poi avrai modo di riposare” e così mi sono ritrovata a saltare per mesi i giorni che di solito dedico a me stessa e al riposo.
[Male, anzi, malissimo! Perché non sono una novellina e so perfettamente che il riposo è fondamentale e dovrebbe essere una priorità, non solo perché ristora e aiuta a recuperare energie, ma anche perché è un grande canalizzatore di energia creativa.]

Non solo. Non avevo affatto considerato che, a pensarci bene, erano un 4 annetti buoni che qui in Casa Nausica si tirava la corda, vuoi perché una nuova maternità è uno scombussolamento notevole, vuoi perché ho lanciato ex novo la mia attività di consulente di comunicazione freelance, vuoi perché per affrontare il Grande Trasloco (quello che dopo 22 anni di Bologna mi ha riportato nelle Marche nel luglio 2018) abbiamo fatto 2 anni di avanti e indietro da Bologna a San Benedetto prima di fare il passo.

Visti i presupposti, capite bene, che sì, il mio MOMENTO NO ci stava a pieno! Che ne dite?

2. La seconda cosa che ho compreso, quindi, è che dovevo mettere a tacere il giudizio e concedermi semplicemente di poter staccare, e così ho fatto.

Mi sono presa una settimana dal lavoro (e anche dai social), per poter stare di più nel qui e ora. Ho fatto giri in bici e lunghe passeggiate. Sono stata un po’ al mare.
Piccoli gesti, nulla di eclatante, quel tanto che basta per ristabilire le priorità.

È proprio vero che a volte le ferite vanno lasciate aperte affinché prendano aria, e non bisogna far altro che aspettare perché guariscano, ma ci sono volte, in cui un aiutino non guasta.
Il mio aiutino è arrivato qualche giorno fa, e si chiama Intuito.

3. La terza cosa che ho capito, infatti, è che avevo bisogno di riprendere contatto con la parte più intima di me, quella più creativa e profonda, quella della visione interiore.

E così, una sera della terza settimana, ho aspettato che i bimbi fossero a letto, ho accesso il diffusore di oli essenziali, abbassato le luci e ho ripreso in mano 2 strumenti che ultimamente avevo abbandonato: i Tarocchi e le carte di Ispirazione, da una parte, e il quaderno della Gratitudine, dall’altra.

Mi sono seduta sul divano, ho chiuso gli occhi per un po’ inspirando profondamente l’essenza in diffusione, ho massaggiato piedi, gambe, collo e spalle con lo stesso olio e poi, raggiunto uno stato di serenità e benessere, ho iniziato a mescolare le carte.

Alle carte di Ispirazione ho chiesto di suggerirmi a quale energia far riferimento per il mese alle porte. Ho pescato una carta sola ed è uscita Power! La carta suggerisce di superare i limiti mentali e fisici nei quali ci siamo imbattuti per far venire alla luce l’essere luminoso, glorioso, potente che è dentro di noi.

Dire che mi sono commossa è poco, perché sembrava proprio che qualcuno mi stesse abbracciando, dicendomi: so quello che hai vissuto, sono stati anni di grande cambiamento e a volte ti sei sentita sola e priva di forze, ma ce la puoi fare, sei luminosa e forte.

Poi ho voluto fare una stesa di Tarocchi con gli Arcani Maggiori che mi aveva suggerito la mia amica Manuela Angelini e anche lì, l’illuminazione.

A conclusione di questo rito privato, intimo, intuitivo, ho aperto il quaderno della Gratitudine e ho scritto passo dopo passo, tutte le cose di cui ero Grata, con un particolare focus su quelle che ero riuscita a fare nell’ultimo periodo. In questo modo, dopo aver ringraziato per la bellezza che mi circonda, ho ringraziato me stessa.
Ho ringraziato me stessa per non aver mollato, per averci creduto, per le energie investite e per essere riuscita a portare avanti tutto con presenza e consapevolezza.

Ho ringraziato me stessa perché è importante  riconoscere i passi che siamo riusciti a compiere, uno alla volta, con costanza e tenacia, per raggiungere gli obiettivi preposti e perché è bene volersi bene, guardarsi con affetto e abbracciarsi forte.

Cosa ho imparato

In un piccolo post it, tempo fa, avevo scritto una frase motivazionale che faceva più o meno così: Non aver paura del domani perché oggi è il giorno che ti spaventava ieri!

Non so di chi sia questa frase, e mi interessa il giusto, quello che so è che me la tengo stretta perché se il guardare al passato ha un senso, lo ha proprio nella misura in cui riusciamo a vedere davvero quanto siamo stati capaci di costruire per imparare a guardare il futuro e noi stessi con Fiducia, Speranza, Abbondanza.

Mi scuserete, quindi, se mi sono aperta raccontandovi più del solito il mio viaggio da freelance, ma ci tenevo a condividere con voi questa esperienza con autenticità, perché dal buono e cattivo tempo che caratterizza i nostri vissuti, c’è sempre una lezione da imparare.

La mia è che nei prossimi mesi ho una priorità: me stessa e la mia felicità, nella vita privata e nel lavoro. Come si declina? In scelte che abbiano come parole chiave sostenibilità,  gratitudine,  pienezza, presenza, benessere, intuito, visione.

Teniamoci stretti, quindi, anche i Momenti No, perché come cantava De André, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”