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Scrivere una storia diversa è possibile

Scrivere una storia diversa. Scrivere una storia di sorellanza | Nausicaa Social Web

Oggi ti racconto una storia.
Una storia che ha saputo riscrivere le sorti del suo finale e che profuma di bello, di collaborazione e di sorellanza.
Ma questa storia ha bisogno di te.
Ti va di seguirmi in questo viaggio verso il Bello?

Cosa accade quando siamo online

Le persone online sono persone reali.
Le persone che incontriamo online e che abitano al nostra bolla sono persone con pregi e difetti come tutti, con un immaginario di riferimento, con sogni e obiettivi, con un progetto di vita, con una storia, anzi, mille storie da raccontare, da condividere, da abbracciare.

E forse proprio per questo, dovremmo sempre tenere a mente alcune linee di riferimento prima di agire e azionare dinamiche che possono provocare dolore e disagi a chi li subisce e a chi legge.

Faccio questa premessa perché quando ho creato Semina il bello, così come il motto la comunicazione che semina il bello non l’ho fatto tanto per, ma l’ho fatto perché il bello diventasse lo scopo di ogni nostra azione, sia nella vita offline che online.
L’ho fatto perché avevo assistito a tanta bruttura, da non avere altro modo di reagire se non con un movimento opposto e contrario, un movimento che potesse essere capace di un cambiamento tanto radicale, quanto gentile.

Ho capito che se avessi contrastato “la bruttura” in modo diretto, sarei scivolata nella dinamica, alimentandola e rafforzandone i danni. Così ho imparato a lasciar andare, a passare oltre e a mettere l’attenzione su un’energia completamente diversa.
Sono andata a coltivare uno spazio che potesse diventare altro, uno spazio di speranza, di luce e di bellezza.
Da qui è nato semina il bello, da qui è nata la comunicazione che semina il bello, da qui è nato il mio desiderio di essere il cambiamento che voglio vedere nel mondo.

Tutto questo per dirti che, per quanto sembri difficile concepirlo, le realtà dell’online e dell’offline non sono affatto separate: siamo esseri dall’entità mista che passano dal contatto reale offline a quello altrettanto reale online, solo che a volte a qualcuno sfugge questo dettaglio, ossia che tutto è reale, anche l’online.

Dalla falsa percezione che l’online non sia reale e che non abbia ripercussioni sul reale, nascono tantissimi distorsioni:

  • Coppie che si insultano sui social (ossia davanti a milioni di potenziali lettori) per il proprio matrimonio in crisi
  •  Adulti che raccontano la propria vita privata senza considerare che i figli possono leggere e vedere tutto
  • Persone che si insultano a vicenda sui social come se perdessero di vista il potenziale infinito di orrore a cui danno vita
  • Individui che attaccano altri individui generando ondate di shitstorm, bullismo e cyberbullismo, con conseguenze davvero deleterie.

Cosa accade quindi quando siamo online?
Per caso perdiamo di vista le conseguenze delle nostre azioni e delle nostre pubblicazioni? [Ne ho parlato qui]
Per caso dimentichiamo a casa la cassetta degli attrezzi con dentro l’Empatia?
Per caso pensiamo che siccome siamo nel mondo del virtuale, anche il dolore provocato sia in codice, invece che palpabile?

L’odio online è un grossissimo problema e può generare mostri, ma oltre alle situazioni più gravi, ci sono casi apparentemente meno pesanti, che producono comunque danni notevoli.
Su come vivere con rispetto il mondo dell’online, che linee guida seguire, quali sono i comportamenti più o meno leciti da mettere in campo, essendo stata per 11 anni educatrice e coordinatrice nell’ambito socio-educativo potrei parlare ore, e ci sarebbe davvero da dire tantissimo, ma oggi voglio soffermarmi su un tema specifico.

E lo faccio con lo scopo di raccontare una storia diversa.
Lo faccio perché dopo aver assistito a scenate online di cui avrei fatto volentieri a meno, subendole in primis come utente, ho avuto modo di vivere una storia simile anche io, ma stavolta, l’ho, anzi, l’abbiamo, riscritta in modo totalmente diverso!

Dal vilipendio pubblico alla collaborazione

Senza che arrivi a scomodare Adamo ed Eva, e senza che sia necessario fare nomi, ti dico questo.
Nell’ultimo anno, nella mia bolla di interazione social, ho assistito ad almeno 3 casi piuttosto significativi di persone che attaccavano pubblicamente qualcun altro di aver rubato, copiato o attinto a piene mani dal suo materiale.

Non entro nel merito della questione di cosa significhi copiare vs attingere ad un immaginario collettivo comune, perché il discorso sarebbe troppo lungo e mi farebbe rischiare di andare fuori tema.
Ti basti sapere che essendo una che con le idee ci lavora, ci tengo molto al fatto che ne vanga riconosciuta la maternità, ma ciò detto, va anche riconosciuto che oggi l’immaginario è talmente condiviso, che lo stesso Kleon, in Semina come una artista, ci dice che in qualche modo il concetto di originalità è sovrastimato e forse addirittura obsoleto.

E ci invita a considerare la creatività come “una forma di collaborazione”, come “il prodotto di una mente connessa alle altre menti” come “uno SCENIO”, in cui “condividere idee, creare relazioni di qualità, dare inizio a discussioni” che generino valore e cambiamento.

Tornando alla nostra storia, quindi, la mia intenzione è quella di offrirti uno punto di vista differente, così da offrirti un nuovo scenio a cui attingere.

Ciò che intendo dire è che, al di là di del fatto che nessuno è propriamente Mr o Miss originalità e che tutti, nessuno escluso, attingiamo da un immaginario collettivo simile (anche grazie alla diffusione dei social media e del web), quello che mi interessa non è chiarire chi ha copiato chi, ma far chiarezza su come sarebbe bene gestire le dispute online.

Nelle vicende di cui sopra, che potrei sottotitolare “Ho visto cose che voi umani…”, a guidare la scena erano stories e post pubblici in cui qualcuno urlava al ladro al ladro, senza rendersi conto del danno che stava provocando all’altra persona o, peggio, facendolo con la volontà di provocarlo.

La cosa che più mi ha addolorato di queste vicende è che venivano messe in campo da persone che fino a quel momento avevo stimato e che per me rappresentavano esempi da seguire e che, nel momento stesso in cui agivano e venivano agite spinte dall’ego, ai miei occhi perdevano ogni luminosità e stima.
Cosa vedevo?
Non una volontà di giustizia e correttezza, ma un forte desiderio di autoaffermazione, a scapito dell’altro e del proprio pubblico.

Le volte in cui ho assistito a queste scene, ricordo di aver percepito disagio, sia come utente che come consulente.
A mio avviso, infatti, nel momento in cui ci mettiamo online diventiamo personaggi pubblici e in quanto tali, dobbiamo essere consci che da un grande potere derivano grandi responsabilità! (Spiderman dixit)

Cosa significa?
Che abbiamo una responsabilità da cui non possiamo esimerci: il fatto di essere, volenti o nolenti, un esempio per gli altri.

Come la vedo io

Per come la vedo io, la storia va scritta con quello che mi piacerebbe definire un comportamento edificante.

Quando ci troviamo di fronte ad una situazione per cui sembrerebbe che un nostro contenuto sia stato preso come fonte di ispirazione, o addirittura copiato, dovremmo provare a fare alcuni passi:

  1. Respirare profondamente e aspettare di essere calmi prima di fare qualsiasi cosa
  2. Provare a verificare davvero che quell’elemento sia da ritenersi copiato o se semplicemente si tratta di una brutto scherzo del destino
  3. Tentare di entrare in contatto con la persona coinvolta per cercare un chiarimento, mantenendo un atteggiamento pacato, calmo e non giudicante
  4. Aspirare a chiarire la questione in privato
  5. E se si voglia rendere l’episodio pubblico, farlo scrivendo una storia diversa, che sia da esempio per chi possa leggerla

Che significa?
Significa provare a trasformare un momento di impasse in qualcosa di costruttivo e che possa diventare esempio positivo per gli altri.

Una storia di Sorellanza

E ora tocca alla nostra storia.
Hai presente quando vai a una festa insieme alla tua più cara amica e vi ritrovate con lo stesso vestito addosso? Ti prepari mesi prima, pensi a quello che vorresti indossare perché ti faccia sentire a tuo agio e speciale, rifletti settimane sull’acconciatura, gli accessori, il trucco.
Arrivi, e siete vestite allo stesso modo.
Cambiano il contenuto, la forma del corpo e l’Essenza di ciò che contiene, ma il vestito… be’, quello è.

Ecco, Alessia (aka Alchimia della parola) ed io ci siamo trovate in una situazione simile qualche giorno fa, quando abbiamo scoperto di aver lanciato praticamente nello stesso momento (io il 7 e lei l’8 febbraio) 2 percorsi dai contenuti complementari, ma dai nomi mooooolto simili: Sidera e De-Sider!

Dopo l’iniziale stupore, abbiamo riso di questa sincronicità speciale, forse dovuta al percorso Sarà l’Anno che Ale ed io stiamo portando avanti con Manuela (mia compagna di viaggio oltretutto nel lancio di Sidera).
E così, invece di perderci negli abissi delle energie negative, abbiamo pensato che questo potesse essere un modo per raccontarti una storia diversa.
Una di quelle storie in cui stima reciproca, confronto, consapevolezza e sorellanza hanno prevalso su qualsiasi altra emozione.

Quello che abbiamo imparato da questa storia è stato il potere del dialogo e del rispetto.

Comprendersi. Sospendere il giudizio e accogliere l’altro, accettare la possibilità di esserci, nello stesso momento, pronte a seminare il bello: insieme.

Sarebbe una bella storia da raccontare, questa. Non trovi?- ci siamo dette!

E così abbiamo pensato di scrivere una storia a 6 mani (le mie, quelle di Alessia e di Manu), una storia diversa, una storia che potesse essere portatrice di luce, di fiducia, di speranza.
Una storia che indichi che lo spirito della sorellanza può essere sempre più forte della paura, del dubbio, dell’insicurezza.

Una storia che potesse trasformare una situazione all’apparenza bizzarra, in occasione e opportunità di #essercimeglio, di fare la differenza e d manifestare la possibilità di #seminareilbello non solo a parole, ma con i fatti, così da donarlo a quante più persone possibili.

Perché ti ho (anzi, ti abbiamo) raccontato questa storia?
Perché Alessia, Manuela ed io, desideriamo che la ricerca del confronto e del dialogo sia sempre più saggia del silenzio o dell’astio.
Per dimostrare che l’apertura e il rispetto sono la via che ci permette di crescere ed evolvere, come professioniste e come persone.
E perché abbiamo capito che il “nostro esserci meglio”, avrebbe potuto diventare un modo di scrivere una storia che semina davvero il bello.

Facciamoci portatrici sane di SEMI gentili che, una volta piantati a terra, facciano fiorire la bellezza. Facciamo che il cambiamento accada nella nostra vita.
Facciamo che sia guida dei nostri giorni.
Trasformiamo il piombo in oro.
Possiamo farlo, e noi volevamo esserne testimoni!

Diario di Bordo_20.02.2020