Addomestica l’idea: non farla volare via

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Sei sotto la doccia, stai sistemando la spesa, oppure stai piegando la biancheria.
Arriva l’idea, quella bella, quella che solo in quei momenti lì, quella di quando il pensiero razionale è andato a farsi un bagno rilassante e si è scordato di te, quella di quando l’immaginazione accade.

Arriva l’idea

Arriva l’idea: è una domanda, e apre le porte a un flusso di coscienza che Jung scansate proprio.
Sei lì che ti godi l’attimo, quasi fossi uno spettatore incredulo, e ti crogioli in questa sensazione di pienezza.
Un attimo dopo, il pensiero ha finito il suo bagno, torna da te più vigile che mai e fa: “bella, brava, bis!”
Ti gongoli un po’ per le parole fiere del tuo Io-razionale e torni a piegare i panni: il mondo ti sorride, tutto attorno a te è armonico e luminoso, tu sei luminosa.
Pensi: “appena finisco qui, mi scrivo tutto così poi ci torno su con calma“, poi arriva il cane, il gatto, il figlio col moccolo, le cavallette, i quattro Cavalieri dell’Apocalisse e niente, non scrivi niente.

Ora, hai presente quando ti svegli a notte fonda, hai fatto un sogno incredibile e pensi “ce l’ho, ce l’ho, domani quando mi alzo me lo studio con calma“? Poi arriva il momento X e l’unica cosa che ti è rimasto fra le mani è la consapevolezza di aver sognato qualcosa di “uau” e un bel pugno di mosche.

Ti strapperesti i capelli, se non fosse che hai speso un botto in cure anti-caduta a settembre e -che diamine!-  manco i capelli ti puoi strappare! E allora stai lì, mogia mogia tra l’assorto e lo sconforto, a cercare di ricordare, ma nulla: il vuoto pneumatico, i buchi neri, l’antimateria.

Morale

Questa breve storia triste [true story!] ha da dirci un paio di cosette.
La prima è che il pensiero laterale libera sempre le sue perle migliori quando ha messo k.o. il ragionamento.
Quindi, se stai lavorando ad un progetto creativo, studia, osserva, prendi appunti, ma poi stacca: metti via tutto  per un paio di giorni, lascia sedimentare e lascia che la mente vaghi fluida e leggera.
Nulla di creativo nasce dal mero ragionamento, quindi, quello che mi sento di dirti è di mettere da parte la Psyché e lasciare spazio al Noùs, l’intelletto profondo che abita ognuno di noi, perché è lì che l’immaginazione accade.

La seconda è un consiglio, semplice quanto salva-vita [o salva capelli! 😉 ]:
Tieni sempre a portata di mano una matita, un taccuino, un foglio brutto o quello che più ti aggrada. Cuciteli addosso come si fa con i documenti importanti o i soldi quando si viaggia, e appena arriva l’idea, scrivila, subito o ancora prima di subito, e addomesticala.

Nel Piccolo Principe, la Volpe spiega il significato della parola addomesticare: “addomesticare vuol dire <creare dei legami>…” 
Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo“.

Così vale per l’idea: addomesticarla significa tenerla legata a te, intessere con lei un rapporto intimo e introspettivo, creare un legame. Quindi sì, addomestica l’idea, non farla scappare via!

Nel buttarla giù, le parole ti sembreranno ridurre la portata del messaggio, ma poi, tornandoci su con calma, attenzione e cura,  ci sarà modo di unire i tasselli e dare valore al tutto.
Quello sarà il momento di far tornare a lavoro l’emisfero sinistro, ma intanto il destro te ne sarà per sempre grato! 😉

Febbraio_7_2019